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The marvels of Milan’s city centre

Today we are going for a walk through the Milan’s city centre, with a brief introduction to its history and discovering some of its hidden pearls. Milan, unlike other famous Italian cities, does not shock you with its art, it has to be found. We are not going to see everything available, our objective is to enjoy a nice walk: choose the museums you like the most to visit, and in the worst case you can break it down in two days. A good suggestion is to start in the morning to get to the Duomo around lunchtime and find most of the attractions open. At the bottom information to book tickets and official websites can be found.

We start from Porta Venezia, an old access gate. The two toll booths on the side have been finalized in 1928, removing a temporary arch in between. Some of the statues are still damaged from the rebellion of the five days of Milan in 1848. This gate was used until the 18th century to defend and delimit the city, and was part of the Cerchia dei Bastioni. Few remains and gates is what is left of this Spanish walls, a massive bastion that spanned 11 km built between 1549 and 1561 and demolished after the second world war to make room for the middle ring road.

Milan in 1704, by Daniel Stoopendaal: the whole city is contained in the Spanish bastions.

We now enter the Indro Montanelli gardens, where the planetarium, dome-shaped building, and the natural history museum are located. Walking through the gardens many statues of many different styles can be admired, as well as Palazzo Dugnani, a 17th century palace decorated with stuccoes and frescoes of the mythological eighteenth-century Venetian school. In front there is a fountain, the only remains of the 1881 expo that was done in this very gardens, because it was the only space available within the city centre.

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L’abolizione della schiavitù

When you hear about slavery for 400 years. For 400 years?! That sounds like a choice. Like, you were there for 400 years and it’s all of you all?

Il primo maggio Kanye West, noto rapper statunitense, ha affermato ciò. È impazzito? Probabilmente sì, ma non è diverso da quello che possibili storici futuri potranno pensare di noi. Sia in Europa che negli stati uniti la schiavitù è stata abolita da molti anni, ma fermandosi un momento a riflettere sulla società contemporanea, si può veramente affermare di essere liberi, lo stato in cui siamo è veramente frutto delle nostre scelte?

Il valore centrale della società oggi è l’affermazione dell’individuo, e si crede che con il giusto impegno si possa arrivare ovunque. In questo modo siamo convinti che esista della gente che volontariamente decida di vivere in stato di povertà, imputando la loro condizione a scelte sbagliate, e che loro abbiano colpa di ciò.

Si può affermare che qualcuno che non riesce più a trovare lavoro perché la società in cui lavorava da quarant’anni ha deciso di spostare la produzione in aree più competitive abbia compiuto una scelta sbagliata?

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Criptovalute: il valore reale dell’immateriale

È facile disinteressarsi alle diavolerie del mondo economico e finanziario che muovono il mercato verso sempre nuovi, e illusori, orizzonti. Diavolerie sospettosamente complicate dalle quali siamo abituati ad aspettarci effetti più che altro negativi. Questo per alcuni, generalmente i più giovani, è un assunto: nati con i racconti del miracolo economico ma cresciuti nella realtà del debito pubblico e dell’economia plutocratica. Non giunge dunque con sorpresa che una di queste nuove trovate, la criptovaluta, sollevi molte sopracciglia e sconforti coloro che vedono sempre gli stessi avidi ed egoisti broker, truffare investitori barbini accecati dal vile danaro. Queste persone non hanno per nulla torto, coloro che parlano di facili rendimenti, segreti di trading o opportunità di vita, hanno solo da guadagnare nel convincere le persone, perché sulle persone guadagnano. Questa realtà non deve però accecare chi vuole capire cosa ci sia veramente sotto tutto questo vociferare, oltre le vaghe promesse di investitori truffaldini.

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La Stazione Centrale: un luogo di vergogna per la città di Milano

 

Se si levano gl’occhi verso le volte, mentre si attende che il tabellone delle partenze segnali il nostro binario o mentre si saluta un caro, prima che ci s’avvii al proprio treno, si rimane sorpresi. Sui lati delle pareti si possono ammirare delle formelle smaltate che raffigurano alcune delle più belle città italiane, come Firenze e Torino, come se rappresentassero una sorta di monito al viaggiatore dei primi anni del ventesimo secolo, che dicesse al cuor: “sospira”. E poi si può rimanere estasiati dai numerosi fregi, che immancabilmente richiamano la gloriosa scuola scultorea italiana, rinomata e riconosciuta in tutto il mondo, seppur in chiave novecentesca e razionalista.

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Riflessioni di Fausto Maria Martini sull’esumazione dei resti del poeta Sergio Corazzini

Due anni fa, una mattina di marzo, alla presenza del fratello del poeta e di chi scrive questa nota, furono riesumati dalla fossa comune, dove erano stati sepolti tredici anni prima, i resti mortali di Sergio Corazzini.

I morti senza nome dormono in un angolo assai lontano del nostro cimitero: sul limite estremo, dove Campo Verano non è quasi più cimitero e comincia a confondersi con la tragica eguale distesa della campagna romana. Sembrano sepolti sulla soglia dell’infinito; e io ricordo che pensai e credetti a un viaggio senza possibile meta, per strade irreali, mentre col fratello di Sergio seguivo lo scavatore che sopra una spalla recava i suoi arnesi e sotto il braccio una piccola cassa di zinco… Tristissimo viaggio, consolato appena della frescura di qualche goccia di pioggia che a quando a quando un vento già tiepido di primavera ci gettava sul viso strappandola a un cielo di marzo, gonfio, oscuro, intriso, come una immane vela sfuggita a una tempesta!

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