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Non fare lo spetto – parte IV

Nella nostra classe è consuetudine darsi delle definizioni che descrivano in modo trascendentale l’io puro del soggetto. P. si definisce humile, L. autoritario, V. violenta, S. splendido e M. gesuita. Esiste però un individuo a cui non gusta definirsi, egli piuttosto definisce gli altri, e tutti allo stesso modo.
A. G. ci chiama mestruati, e non ne vediamo il motivo.

Sandokan riesce a irritarti con le sue domande inutili e fastidiose, per poi darti del mestruato… Se per esempio steste ascoltando una spiegazione di storia lui rimarrebbe nel suo mondo per metà lezione, per poi iniziare a sbirciare i tuoi appunti, porti domande, distrarti, e una volta che hai reagito in modo poco…sadembistico… Lui uscirebbe col suo: eh ma stai calmo, sei mestruato! E in quel momento comprendi di non avere via di scampo. è come se un suo processo logico ti portasse a dover ammettere di aver torto, è come un programma di Pascal senza clrscr, va avanti per sempre. la situazione garlaschelliana raggiunse il massimo della tensione dopo il suo ritorno a scuola in stato di handicap. da quel momento noi quintabbiani abbiamo ricevuto anche l’appellativo di “pazzi” ogniqualvolta toccassimo per errore la gamba de re C. A.. Ma la popolazione è stanca dei soprusi di tale tiranno. Siamo stanchi di spiegare ad A. “cosa sia il lavoro” e di ripetergli che la fisica ha qualcosa di fisico. Gli appellativi che ci pinza addosso fanno male, ma le ferite si stanno cicatrizzando.
Siamo forti, siamo tanti, siamo marci dentro e fuori. Siamo autoritari, violenti.
Siamo ancora pronti a unirci sotto il vessillo della Quintabbì, per l’ultimo caricone.
A. C. G., tu non vuoi subire quel caricone.

L. P.

Tratto dalla
Gazzetta Ufficiale
della Classe Quintabbì
(LSS L. Da Vinci – Milano)